tratto da LOUISE BOURGEOIS: THE SPIDER, THE MISTRESS AND THE TANGERINE
(2009) - Prodotto e diretto da Marion Cajori e Amei Wallach.
CHI SONO I NON UDENTI
Ancora oggi regna molta confusione attorno al concetto di sordità. Chi sono i sordi? Quanti sono? Disporre di dati precisi e ufficiali è pressoché impossibile, dato che solo un medico può determinare il grado di sordità di un soggetto. Stando a recenti stime, in Italia la comunità dei sordi prelinguali è composta da circa 50.000 unità, ma se si calcola il numero di persone affette da una ridotta capacità uditiva, legata ad esempio alla senilità, si arriva a una cifra di 7 milioni, con un trend in aumento stimato nell’ordine del 4-6% annuo.
La sordità è una riduzione più o meno grave delle facoltà uditive. Diversi sono i fattori da tenere in considerazione, tutti strettamente connessi l’uno all’altro: l’età in cui è avvenuta la riduzione dell’udito, i decibel effettivamente perduti e il metodo linguistico rieducativo adottato. Anagraficamente, è molto importante capire se il soggetto ha perso l’udito prima (da 0 a 1 anno), durante (da 1 a 12 anni) o dopo l’apprendimento linguistico (oltre i 12 anni), distinguendo una sordità pre-, peri- e postlinguale.
Da un punto di vista clinico, la tassonomia si basa sui decibel di udito perduti:
sordità lieve (dai 20-40 dB); sordità media (dai 40-70 dB); sordità grave (dai 70-90 dB); sordità profonda (dai 90 dB in su). La legislazione italiana considera “sordi” tutti coloro che hanno perduto dai 70 dB in su di udito prima dei 12 anni. Se nei primi due casi i problemi sono di lieve entità e grazie all’ausilio di protesi e una buona logopedia si possono ottenere ottimi risultati, negli ultimi due la percezione uditiva è pressoché azzerata e si deve ricorrere a una logopedia lunga e complessa. Erroneamente si tende a considerare “sordi” solo queste ultime due categorie.
Di estrema importanza è il metodo linguistico di educazione. Se ne distinguono principalmente due:
- il metodo oralista: caratterizzato dal rifiuto di qualsivoglia forma gestuale di comunicazione, esso mira a sfruttare al massimo i cosiddetti “residui uditivi”, concentrandosi particolarmente sulla labiolettura, favorita dall’estrema semplicità fonetica dell’italiano.
- il metodo segnante: si basa principalmente sull’apprendimento della Lingua Italiana dei Segni (LIS).
Sebbene esista anche il metodo bilingue, che non vede incompatibilità tra i due e mira all’apprendimento di entrambi, si è decisamente affermato quello oralista.
Tale distinzione è importante anche da un punto di vista socioculturale per l’identificazione dei sordi nelle rispettive comunità di appartenenza (udente/non udente). Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, gli oralisti appartengono alla comunità di udenti, conoscono l’italiano parlato e scritto (essendo la loro madrelingua) e apprendono la LIS eventualmente come lingua straniera. I segnanti, invece, si identificano nella comunità non udente, hanno la LIS come lingua madre e imparano l’italiano come prima lingua straniera. Va sempre tenuto in considerazione, comunque, che per diversi motivi i sordi generalmente non raggiungono un alto livello di scolarizzazione.